Si chiama “Cintura verde europea” ma non ha nulla a che vedere con le arti marziali. Anzi. L’European Green Belt è qualcosa di pacifico ed ecologico: un movimento per la conservazione della natura e lo sviluppo sostenibile lungo il corridoio dell’ex Cortina di Ferro che collega 24 Paesi: 16 dell’Unione Europea, 5 candidati (Albania, Serbia, Montenegro, Macedonia e Turchia), un candidato potenziale (Kosovo) e due Paesi non aderenti all’Unione Europea (Russia e Norvegia). Il termine si riferisce anche a un’iniziativa ambientale che interessa l’area in questione e tra le Alpi e le Prealpi Giulie italiane e slovene, c’è molto da vedere, soprattutto in bici, per visitare comodamente alcuni luoghi simbolo della Guerra.

L’evento in sella a bici a pedalata assistita è stato organizzarlo dal Parco naturale delle Prealpi Giulie in collaborazione con l’Associazione Rete Italiana EGB, ha avuto il supporto del parco Naturale del Triglav, della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e del Consorzio Acquedotto del Friuli centrale. Si è pedalato in due parchi naturali – delle Prealpi Giulie e del Triglav – da anni esempio virtuoso di collaborazione transfrontaliera, tanto che dal 2009 sono congiuntamente riconosciuti come area protetta transfrontaliera. La Guerra Fredda ha imposto per 50 anni un regime speciale alle aree di confine tra Italia e Slovenia, militarizzandole e impedendone la gestione la fruizione. Eppure, nonostante queste divisioni politiche da filo spinato, si è sviluppata una rete ecologica e conservato intatto un paesaggio della memoria dal valore eccezionale. Si tratta di 12.500 chilometri che vanno dal Mare di Barents sul confine russo-norvegese lungo la costa baltica e attraverso l’Europa centrale ed i Balcani fino al Mar Nero. Ciascuno dei 24 Paesi della European Green Belt, è rappresentato da un’organizzazione governativa e da una non governativa e per l’Italia la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia rappresenta il National Focal Point della EGB.

Siamo partiti da Trenta, dove ha sede il Parco Nazionale del Triglav, aperto nel 1995 che al suo interno offre una esposizione del patrimonio etnologico, culturale e storico della Valle dell’Isonzo e di Trenta. Dal 2020 è diventato il Centro visite dell’Ecoregione Transfrotaliera delle Alpi Giulie. Da qui abbiamo proseguito verso Bovec, fiancheggiando il fiume Isonzo-Soča, in moderata discesa per circa una vendita di km, durante i quali abbiamo fatto tappa in altrettanti luoghi di significativo valore naturalistico o storico-culturale, con approfondimenti curati da esperti del posto. Abbiamo spento le e-bike a Velika Korita, la Grande Forra dell’Isonzo, scavata dall’omonimo fiume, che si trova in prossimità della località Soča. Si protrae per oltre 750 metri raggiungendo una profondità variabile dai 1’ ai 15 m. Lungo il tratto del fiume, fino a oltre Bovec, è molto praticata anche l’attività del rafting.


A Bovec ci siamo anche fermati al cimitero di guerra dedicato ai caduti della prima Guerra Mondiale. Qui sono sepolti 546 soldati dell’esercito austro-ungarico caduti a Bovec e Rombon. Sempre a Bovec abbiamo ammirato il versante sloveno del Monte Canin /Kanin, ricchi di molte cavità presenti, fra cui la grotta Čehi2, che ha una profondità di 1533 metri, l’undicesima più profonda al mondo. Un’altra tappa dopo qualche chilometro, l’abbiamo fatta alla cascata Boka dove abbiamo osservato lo spettacolare precipitare dell’acqua da un’altezza di 106 metri: decisamente la cascata più spettacolare della Slovenia e anche dell’Europa. Nei periodi più secchi il flusso e di 2 metri cubi al secondo e con le piogge intense aumenta fino a un centinaio di metri cubi al secondo.
Arrivati a Zaga, abbiamo lasciato il corso dell’Isonzo per raggiungere il valico italo-sloveno di Uccea/Učja. Abbiamo fatto tappa al valico stradale di Prima Categoria, istituito dopo la fine della seconda guerra mondiale, abbandonato dalle guardie confinarie il 21 dicembre 2007 a seguito dell’ingresso della Slovenia nell’area Schengen. Dopo la sosta ci siamo rimessi in sella per procedere verso Sella Carnizza – Prato di Resia.


Sella Carnizza è un’ampia insellatura che costituisce lo spartiacque tra i bacini idrografici del Tagliamento e dell’Isonzo, dove ancora oggi si possono ammirare due lunghi circhi morenici formati dai detriti deposti in corrispondenza del fronte glaciale. Qui si è mantenuta l’architettura dei tradizionali alpeggi, come pure i resti di strutture militari storiche. Ci siamo fermati anche all’ex casermetta di Lischiazze: bell’esempio di recupero a fini turistici. Dove prima c’era una struttura militare, nei pressi del fontanone Barman, è nata la Tana in Val Resia: un piccolo centro polifunzionale al cui interno si possono trovare una foresteria con otto posti letto, una sala per eventi culturali e di divulgazione scientifica, nonché una significativa mostra permanente dedicata alla Grande Guerra in Val Resia. In questa struttura vi è anche l’opportunità di soggiornare in quanto dotata di 20 posti letto.
Questa esperienza in bici a pedalata assistita lungo i saliscendi dei boschi e sotto sontuose cascate, mi ha insegnato che i limiti dividono ma la natura unisce e che anche le terre di due parti opposte hanno avuto sempre, tramite la natura, un fortissimo contatto. Mi ha insegnato che le Alpi sono memorie fossilizzate delle acque nella terra, che la natura non conosce l’invariabilità ma un movimento continuo. E che ogni forma di vita è necessaria e di uguale valore.

L’articolo Pedalando dalla Slovenia al Friuli nei luoghi dell’ex Cortina di Ferro proviene da Viaggi in Bici.

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