Il Portogallo, primo produttore europeo di biciclette, ha beneficiato dell’esplosione della domanda delle due ruote a pedali da primavera scorsa. I produttori locali e i subappaltatori, concentrati nella valle di Agueda, a sud di Porto, l’Eldorado della bicicletta, hanno resistito alla concorrenza cinese grazie alle misure antidumping introdotte da Bruxelles. All’inizio degli anni ’90, la Commissione europea, per fare fronte alla concorrenza, ultra sovvenzionata da Pechino, delle biciclette cinesi che avevano piegato i produttori domestici, ha introdotto dazi del 30,6% sulle importazioni di bici dall’ex Impero di Mezzo, poi portati al 48,5%. I produttori cinesi hanno tentato di aggirarli passando da altri Paesi dell’Asia per esportare le proprie biciclette verso l’Europa, secondo l’associazione di fabbricanti europei di biciclette (Ebma). La risposta è stata l’estensione dei dazi alle bici importate dall’Indonesia, Malesia, Sri lanka, Cambogia, Pakistan, Filippine e Tunisia.

Nel 2018, di fronte alla crescita della quota di mercato delle bici elettriche cinesi, salita dal 10% al 35% tra il 2014 e il 2017 in Europa, con i prezzi scesi dell’11%, Bruxelles ha introdotto dazi su questi modelli. Gli aiuti della Ue hanno ottenuto il risultato di diminuire la quota di bici cinesi, da 769.533 del 2017 a 195.232 nel 2019, mentre la produzione europea è più che raddoppiata, in quel periodo, da 1 milione a 2,9 milioni di unità. E salirà a 3,5 mln nel 2020, e a 4,3 mln nel 2021, secondo l’Ebma.

Gli aiuti di Bruxelles hanno permesso a 900 pmi di continuare l’attività salvando 110 mila posti di lavoro in Europa, che potrebbero arrivare a 135 mila nel 2021. Più di 8mila sono in Portogallo. Protetti dalla misure contro la concorrenza sleale cinese i produttori di Agueda hanno potuto investire in innovazione e salire di gamma costruendo un polo competitivo con le università locali.

L’azienda di biciclette Rte Bikes, a Vila Nova de Gaia, il più grosso assemblatore europeo di bici, produce da 1,1 milioni a 1,3 mln di biciclette l’anno. Centinaia di operai, con la mascherina producono cerchi, raggi, forcelle e, soprattutto, montano 5mila biciclette al giorno, destinate all’esportazione, in particolare per Decathlon. La fabbrica sta lavorando a pieno ritmo per recuperare gli ordini ritardati dal lockdown. Rte produce anche un proprio marchio di bici elettriche in vendita online da 2.099 a 2.399 euro.

Tra marzo e maggio, durante il lockdown Rte Bikes ha chiuso e poi ha ridotto l’orario a una parte dei suoi 750 lavoratori, ma è durato poco perché da metà aprile la domanda è ripartita perché tutte le città hanno scommesso sulla bicicletta per la mobilità urbana e dunque la crisi è diventata un’opportunità. Nel 2019 il Portogallo era il primo produttore di biciclette dell’Unione europea con 2,7 milioni di bici, secondo Eurostat davanti all’Italia (2,1 mln) con la quale ogni anno si contende il podio, la Germania (1,5 mln) e la Polonia (900 mila). Il numero di biciclette uscite dalle fabbriche portoghesi è più che raddoppiato dal 2014 e la crescita dovrebbe accelerare nettamente nel 2021, secondo le previsioni.

ARTICOLO PUBBLICATO SU ITALIAOGGI.IT

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